PAROLA AL “TEAM DIRECTOR”

PAROLA AL “TEAM DIRECTOR”

Buongiorno a tutti gli appassionati e seguaci di double-poling.com, siamo ormai entrati nella settimana “clou” della nostra stagione, e noi per alleviare un po di tensione e non parlare solo di sci, bastoni, paraffine e cere… vogliamo presentare una figura che forse per il panorama Italiano “sa” ancora di novità… IL TEAM DIRECTOR!!!

Sentiamo cosa ci racconta il “patron” del primo “PRO TEAM ITALIANO” .

Gilberto Pellegrino, attuale Team director del TEAM XCALIBUR LILL SPORT, è nato a Cuneo 47 anni fa’ e residente fin da allora a BOVES.Laureato in Medicina Veterinaria, ma da sempre professionalmente legato al mondo degli sport, in particolare al settore invernale dello sci di fondo; dal 2011 promotore del primo PRO TEAM lunghe distanze per lo sci di fondo in Italia e dal 2014 co-fondatore del mensile UNIVERSO NORDICO.

-Siete giunti ormai quasi a metà stagione del circuito Ski Classics 2017, in funzione degli allenamenti affrontati e dei primi risultati agonistici ottenuti, vi ritenete soddisfatti o le vostre attese erano ben diverse?

Credo che forse questa domanda andrebbe posta direttamente agli atleti, in quanto da parte mia è doveroso evidenziare un aspetto che contraddistingue e rende unica nel panorama del circuito stesso, la nostra squadra:
seppure la stessa ricalchi al meglio una squadra professionistica, al momento gli atleti che ne fanno parte sono comunque dei semplici amatori; infatti dal più forte al meno esperto, sono quotidianamente impegnati nelle loro personali vite lavorative, familiari e solo con enorme dedizione e sacrifici riescono a ritagliarsi lo spazio per allenarsi adeguatamente. Da parte mia, lo sforzo è quello di mettere a loro disposizione ogni migliore soluzione organizzativa e tecnica, per poter affrontare ogni trasferta con la certezza che potranno provare a concretizzare al meglio i loro allenamenti. Certo, un Team director si aspetta sempre la vittoria e l’atleta cerca sempre di raggiungerla, ma l’importante è poter arrivare al dopo gara, constatando di aver dato ognuno il 100% e accettare sportivamente chi eventualmente è stato più bravo di te. Per l’inizio di stagione siamo in linea con le attese, ma sappiamo molto bene che la stagione sarà ancora molto lunga e potrà proporre occasioni per migliorarci.

-Aver vissuto in prima persona questo repentino evolversi del mondo delle lunghe distanze, può esserle d’aiuto nel suo ruolo e forse anche agevolarla a percepire come potrà ancora evolvere nelle prossime stagioni?

L’aiuto più grande l’ho avuto nel trovarmi a diretto contatto con il mondo degli atleti di alto livello negli anni precedenti il “mio primo PRO TEAM”; infatti potendo confrontare le diverse culture sportive, ambientali, organizzative e sociali che distinguono le varie nazionali impegnate nel panorama dello sci di fondo internazionale, ho potuto consolidare alcune mie idee e farnene di nuove, cogliendo in anticipo proprio il nascere di questa realtà. Nel focalizzare alcune pecche del panorama italiano, con molta semplicità e umiltà, ho cercato di lavorare per presentarci competitivi e propositivi sul panorama internazionale. Sul futuro vedo ancora molti spazi di fermento, ma preferisco non sbilanciarmi troppo se non nel dire che chi vorrà essere parte di questo futuro si dovrà sicuramente sforzare ad aprire ad una seria e robusta cultura sportiva internazionale.

-Quali possono essere le motivazioni che l’hanno spinta a investire in un movimento come le lunghe distanze?

Alcune stagioni fa’ nel confrontarmi con Bruno Debertolis già protagonista del panorama italiano delle lunghe distanze, mi sono ritrovato a intravedere un futuro di questo movimento e c’ho creduto con passione e, spero, competenza.

-Se le dico “Marcialonga” lei cosa mi risponde?

Per cercare di risponderLe in modo esauriente ci vorrebbero molte pagine, ma cercherò di essere più breve. Personalmente “Marcialonga” vuol dire AVVENTURA: come quando da piccolino sentivo narrare le avventure dei miei zii, che accompagnati da mio padre andavano ad affrontare la misteriosa gara della Val di Fiemme, e spesso, visto che in quegli anni settanta nevicava ancora, lo stesso viaggio poteva diventare a sua volta un’avventura di leggendarie narrazioni… Vuol anche dire BRUNO (ovviamente Debertolis), che quando forse ha avuto due belle occasioni per cogliere il podio non ci conoscevamo ancora, ma nel quale ora con caparbietà continuiamo a crederci… Sento la parola “Marcialonga” e subito i miei muscoli rispondono FATICA, perchè riuscire a garantire a un atleta i dovuti rifornimenti, non è uno sforzo fisico per tutti… Non posso certo dimenticare la parola AMICIZIA, perchè questa gara non è per quelli che pensano solo a se stessi e non riescono a incrociare e contraccambiare gli sguardi visti e gioiosi degli altri partecipanti… E poi è meglio che ognuno cerchi, da atleta o spettatore, di venirci in modo che possano loro stessi capire e trovare queste e altre sensazioni.

-Secondo lei, quale livello tecnico e di importanza mediatica ha raggiunto il circuito dello Ski Classics a cui prendete parte ormai da 5 stagioni?

Ritengo che a oggi questo circuito non abbia niente da invidiare a eventi messi in campo in prima persona dalla FIS, anzi mi permetto di sottolineare come gli organizzatori siano riusciti a intuire e mettere in piede sinergie e proposte molto coinvolgenti e gratificanti per gli atleti in primis e le stesse aziende che li supportano. Forse basterebbe rendersi conto che con questo circuito è nata una nuova tecnica come il Double-poling e capire quindi di quale rivoluzione stiamo parlando; credo che qualcuno si ostini invece a voler non far memoria e ricordarsi di cosa lo skating abbia significato per l’intero movimento del Cross Country (solo per confermare un po’ lo spirito internazionale a cui facevo riferimento in precedenza). Senza voler esagerare o sminuire, da una parte come dall’altra, mi sento di affermare, sostenuto dalle varie startlist come le classifiche, che ormai il livello tecnico (cioè le forze presenti sul campo) di una gara facente parte dello Ski Classics sia spesso superiore a quello di alcune gare di Coppa del Mondo. Qui non c’è più da discutere di una gara fine a se stessa, ma capire cosa vuol dire un coinvolgimento al pari di una Golden League dell’atletica o il Pro Tour nel ciclismo.

-Oltre al budget, cosa invidia ai grandi team scandinavi?

La cultura sportiva e professionale degli atleti.
Non vorrei sembrarle un po’ retorico, ma pensare che con i soldi si abbia la certezza di raggiungere i risultati o comunque creare una squadra unita e forte, non corrisponda alla realtà.

-Ha un sogno nel cassetto come Team Manager del team XCALIBUR LILL SPORT?

Troppo facile la risposta: vincere la Vasaloppet.
Non è perchè la Marcialonga valga meno, ma solo per il semplice motivo che vorrebbe dire riuscire a sbaragliare i nordici in casa loro, mentre gli stessi sarebbero capaci di dire che vinciamo solo perchè corriamo in terra natia; le ricordo solo che in un’occasione che Bruno è riuscito a farsi spazio fra sole bandiere norvegesi, “legnando” tutti i giallo-blu svedesi presenti, hanno pensato bene di inventarsi che aveva pattinato, senza accorgersi che ormai i loro tifosi sono in primis competenti e sanno riconoscere i meritevoli. Bruno, nei paesi nordici e non solo, non ha più bisogno del passaporto da quando ha iniziato a prendere parte al circuito dello Ski Classics.

-Qual è il suo giudizio personale sull’attuale condizione dello sci nordico in Italia?

Se le rispondo rischio l’arresto.
No, a parte gli scherzi, in questi ultimi quindici anni io in ragione dei miei impegni lavorativi ho sempre avuto uno stretto rapporto con le varie “istituzioni federali” dello sci nordico italiano, cercando senza essere prevenuto di avere un confronto schietto e costruttivo con le stesse su argomenti attinenti le mie competenze, ma le posso garantire che forse c’è stata gente che non si è mai resa conto di quale ruolo stava ricoprendo e ha creato dei danni difficili da recuperare in tempi brevi.
Seppure per Lathi ho due certezze, il cosìdetto Stallone italiano e un tecnico come Giuseppe Chenetti, mi dispiace veramente vedere e sentire certi personaggi continuare a parlare e agire a vuoto, se non per un mero e unico interesse personale, senza aver ancora capito quanto sia importante dare almeno un qualcosa per il movimento.

-Un suo personale pensiero e saluto a tutti gli amatori che ci seguono sul double-poling.com

Per qualcuno in Italia la parola amatori è di seconda categoria, perchè esiste solo essere campioni o quant’altro, ma io posso garantire a tutti i vostri “seguaci” che solo chi riesce a capire l’importanza e la dignità di essere un amatore, riuscirà mai a essere il vero campione che lui merita e a cui può aspirare. Mi limito a dirle due nomi: Anton Daprà e Enrico Gilmozzi, due giovani che seppure giovani sono amatori veraci e pur con esperienze diverse, certamente riusciranno a fare la loro parte per il movimento e renderlo ancora più colorato e internazionale. Se io ho creduto nel mondo delle lunghe distanze, è perchè Io credo negli amatori e mi auguro che insieme riusciremo a dare un futuro più italiano al mondo del Cross Country.
Se non sbaglio salutate i vostri lettori in modo particolare…e allora: “STAY TUNED E BUON DOUBLE POLING..”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *